Acqua
L’UE richiama l’attenzione di tutti sull’emergenza idrica.
May 27th, 2010 by Diego in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Sviluppo sostenibile
L’Unione Europea ci chiede ciò che per qualcuno è uno sforzo insostenibile, un sacrificio assurdo: razionalizzare l’acqua sin dai nostri comportamenti quotidiani.
E non è certo un richiamo alla sporcizia, bensì un monito da cogliere: l’acqua scarseggia, e continuerà a scarseggiare se non iniziamo ad accorciare le nostre rilassanti e piacevoli docce, i nostri bagni a suon di musica di sottofondo.
Negli ultimi mesi si sono verificate piogge molto abbondanti, che a tratti hanno fatto sembrare i mesi primaverili come un inverno dai torrenti in piena.
Ma non basta.
La carenza idrica prende piede in zone sempre più estese dell’Europa, e a dirlo è la stessa Commissione Europea, che ha approntato un apposito dossier, dal quale si deduce che attaverso sforzi considerevoli si può risparmiare sino al 30% del nostro patrimonio idrico: la parola chiave è “abitudine”. Abituarsi a star meno sotto la doccia, o, prima … continua
BP e marea nera: l’operazione “Top Kill” riuscirà a porre fine al gravissimo disastro ambientale?
May 27th, 2010 by Sara in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna
Via libera all’operazione “Top kill”. La Bp annuncia di aver iniziato la procedura per sigillare il pozzo petrolifero esploso più di un mese fa e che sta continuando a inquinare il Golfo del Messico.
La notizia arriva dopo l’ennesima pressione del presidente Usa Barack Obama che, sempre più preoccupato, si sarebbe rivolto ai suoi collaboratori urlando: “Tappate quel maledetto buco”.
Obama attacca le compagnie petrolifere: “Rischi e costi non più sostenibili. Cercare fonti alternative”. Iniziata la procedura per sigillare la fuoriuscita di greggio. Se dovesse fallire la marea sarebbe peggio di prima.
Nei prossimi giorni Obama visiterà per la seconda volta in meno di un mese la Louisiana per valutare ancora una volta i danni i danni e seguire le operazioni per bloccare la falla.
La Bp intanto ha avuto l’autorizzazione dalle autorità Usa per l’operazione denominata “Top kill” per chiudere definitivamente la fuoriuscita di greggio che sta provocando il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti.
La procedura prevede che la falla sia coperta con un getto di fango ad alta pressione e poi sigillata con un tappo in cemento a 1.500 metri di profondità. Per … continua
Preoccupa l’amplificazione artica.
May 10th, 2010 by Diego in Acqua, Clima, Ecologia dell'ambiente
Il giornale The Guardian ha pubblicato una notizia davvero preoccupante sull’Artico, il quale sembra aver innescato un circolo vizioso che accelera la scomparsa della calotta di ghiaccio.
Quando il livello del ghiaccio scende, si verifica un aumento termico della regione artica, e ciò permette di affermare che la perdita di copertuta ghiacciata si ripercuote sul riscaldamento della regione artica.
Così l’aumento della temperatura è causa ma anche conseguenza dello scioglimento.
Alcuni affermano addirittura che l’Artico abbia raggiunto un punto tale da non permettere più una inversione di marcia per ripristinare la rigidità termica della zona.
Quasi tutte le stime indicano che il ghiaccio estivo nell’Artico non scomparirà prima della metà del secolo, ma qualcuno suggerisce che, entro un decennio, d’estate non godremo … continua
Disastro ambientale nel Golfo del Messico: fallisce la prova della cupola.
May 10th, 2010 by Diego in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna
L’inquinamento da petrolio non può essere considerato un incidente occasionale ma una malattia che investe l’intero pianeta: si perdono in media 4 milioni di tonnellate all’anno in tutto il globo (600.000 tonnellate nel solo Mediterraneo).
La piattaforma Deepwater Horizon della BP (British Petroleum), esplosa il 20 aprile e affondata il 22, oltre a uccidere undici persone ha rilasciato in mare una quantità imprecisata di petrolio.
Pochi giorni fa sono state eseguite, davanti alle coste della Louisiana, in USA, le complicate operazioni di posa di un’enorme cupola d’acciaio da cento tonnellate sul fondo del mare nel tentativo di bloccare la fuoriuscita di greggio dal pozzo, sotto la piattaforma esplosa, che sta causando danni ambientali enormi.
La struttura, alta 12 metri in cemento e acciaio da 100 tonnellate, è stata installata a 1.525 metri di profondità. Ma la compagnia BP, responsabile dei danni, ha fallito il suo obiettivo di arginare le enormi perdite.
BP sperava così di arginare i danni e riuscire a raccogliere il petrolio disperso. Al momento, dalle falle fuoriescono circa 757 mila litri di petrolio al giorno.
Le acque hanno assunto un aspetto nero-grigio e macchiano i moli, gli scafi e gli scogli; grandi masse di catrame raggiungono le spiagge soffocando la vita animale e vegetale. Flora e fauna sono gravemente colpiti: delfini, balene e tartarughe muoiono ogni giorno inesorabilmente.
I casi come quello di cui si sta parlando in questi giorni contribuiscono mediamente solo al 12% dell’inquinamento globale, ma con danni più visibili e localmente più gravi. Si aggiunga un 33 % legato a operazioni relative alle navi: perdite in fase di carico e scarico, lavaggi illegali delle cisterne in mare aperto (pratica assolutamente vietata ma che non si riesce a impedire), e perdite varie accidentali.
Ma la fetta più importante per quanto riguarda il disastro ambientale è provocata da scarichi urbani e industriali lungo le coste, perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Il vento e le correnti superficiali conducono le sostanze inquinanti lungo le zone costiere.
La BP aveva avvertito che non c’era garanzia di successo, nell’impiego della cupola. Ora, tra le possibili soluzioni, ci sarebbe quella di riscaldare l’area inquinata oppure di aggiungere metanolo per spezzare chimicamente gli idrati. E’ la perdita di petrolio peggiore della storia USA, una minaccia per l’economia dell’area e un disastro ecologico senza precedenti. Al vaglio anche altre soluzioni.
Guarda il video dell’esplosione della piattaforma:
tags balene, BP, delfini, disastro ambientale, disastro ecologico, Golfo del Messico, greggio, inquinamento ambientale, petrolio, tartarughe, usa
Sette buoni motivi per creare uno stagno nel proprio giardino.
April 20th, 2010 by Elisa in Acqua, Curiosità, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna, Sviluppo sostenibile
Nell’immaginario collettivo uno stagno è una pozza d’acqua “sporca” brulicante di larve di zanzara ed altri animali disgustosi, viscidi e melmosi. In realtà le cose non stanno proprio così: una piccola zona umida d’acqua dolce può riservare mille piacevoli sorprese e contribuire alla tutela della natura e della salute umana.
Gli stagni hanno da sempre accompagnato la vita degli uomini: un tempo venivano usati per abbeverare il bestiame domestico, come “lavanderie”, per produrre ghiaccio, per avere acqua potabile di emergenza, come serbatoi anti-incendio, come luoghi presso cui fare gite e rilassarsi.
L’uomo, nei secoli passati, ha bonificato il terreno per coltivare e per costruire, così molte piccole zone umide d’acqua dolce, brulicanti di biodiversità, sono ormai purtroppo scomparse.
Recentemente però si sta diffondendo la moda di creare laghetti artificiali nel proprio giardino (o nel proprio appezzamento di terreno): se questo viene fatto tenendo di conto di alcuni importanti principi ecologici, come ad esempio quello di non introdurre animali o piante esotiche favorendo la colonizzazione da parte di specie autoctone, notevoli saranno i vantaggi sia per l’uomo che per la natura.
Vediamo alcuni motivi per cui vale la pena costruire uno stagno nel proprio giardino:
1. Gli stagni sono oasi di pace che invitano alla calma e alla contemplazione. Possono essere esteticamente molto belli, impreziositi dal bianco delle ninfee o dal giallo … continua
USA, Obama: “Aumentare lo sfruttamento petrolifero e via all’estrazione di petrolio offshore”.
April 13th, 2010 by Diego in Acqua, Curiosità, Ecologia dell'ambiente
Il presidente Obama sembra stia per annunciare un piano che consenta la prospezione (ossia l’esplorazione di petrolio e gas naturale) al largo della costa della Virginia, zona finora considerata tabù.
Si tratta di un disegno di legge contro cui sono state mosse molte critiche, ma nonostante ciò Obama ha cercato di raggiungere un punto di incontro con i repubblicani, segnalando che l’idea della trivellazione offshore non conduce alla distruzione del suolo, poiché “le coste sono protette”.
I due obiettivi fondamentali del disegno sono la creazione di nuovi posti di lavoro e soprattutto la riduzione della dipendenza americana dal petrolio estero.
Addirittura per più di 20 anni è stato mantenuto il divieto di perforazione in queste zone, a causa delle preoccupazioni inerenti ai danni ambientali. A quanto pare però l’amministrazione americana sta valutando i pro e i contro della perforazione in mare aperto.
Questa svolta potrebbe portare a delle importanti conseguenze non solo per lo sfruttamento petrolifero, ma anche per la incisività sul settore economico.
La spinta alla autonomia petrolifero degli USA appare, potremmo dire, logica e plausibile, dal momento che i livelli di importazione americana hanno negli ultimi anni raggiunto dei livelli enormi. Interessi economici ma anche questioni strategiche di taglio politico, come sempre.
Si pensi ad un dato, che pur risalendo al 2006, indica comunque la posizione degli USA rispetto all’uso del petrolio: gli Stati Uniti sono arrivati ad importare il 66% del loro fabbisogno petrolifero, che è pari, tanto per chiarire, ad oltre 20 milioni di barili al giorno!
tags gas naturale, mare, obama, petrolio, usa
Acqua imbottigliata: altro che salute e paesaggi incontaminati!
March 29th, 2010 by Elisa in Acqua, Curiosità, Ecologia dell'ambiente, Salute e benessere, Sviluppo sostenibile
Annie Leonard, l’attivista americana famosa per aver prodotto il video animazione “The Story of Stuff” in cui vengono svelati i meccanismi perversi del modello di consumo occidentale, lancia una nuova campagna contro l’utilizzo dell’acqua imbottigliata.
Nel suo nuovo video-animazione inizialmente Annie mostra come il consumo di acqua imbottigliata sia enorme e come l’impatto ambientale conseguente sia assolutamente esagerato.
Solo negli USA si comprano mezzo miliardo di bottiglie d’acqua alla settimana: mettendole in fila si può tracciare cinque volte la circonferenza della Terra…
Come è possibile che le persone comprino l’acqua confezionata quando è praticamente gratis quella che esce dal rubinetto?
I principali mezzi di cui le aziende si servono sono: spaventare circa l’uso dell’acqua pubblica, sedurre con immagini di paesaggi naturali incontaminati stampati sulla confezione, indurre bisogni irreali con campagne pubblicitarie disoneste, facendo ad esempio leva … continua
Contro il rigassificatore offshore di Livorno/Pisa: Greenpeace passa all’azione.
March 17th, 2010 by Elisa in Acqua, Aree naturali protette, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna
In queste settimane, nonostante la forte mobilitazione cittadina che da anni si oppone al progetto, sono iniziati i lavori per la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno/Pisa.
Questo rigassificatore sarà la prima Area Marina Industriale collocata proprio all’interno della zona tutelata dall’Accordo sul Santuario dei Cetacei. Forte è stato lo sconcerto tra le associazioni ambientaliste: Greenpeace ha deciso quindi di passare all’azione.
I rigassificatori sono la parte finale della filiera del GNL. Il gas naturale viene liquefatto nei paesi produttori, trasportato da metaniere ad una temperatura di circa – 161°C, rigassificato e quindi immesso nelle reti dei paesi consumatori.
I rigassificatori sono impianti dal forte impatto ambientale; quelli offshore (in mare aperto) inquinano il mare perché utilizzano, per il processo di riscaldamento del gas, masse … continua
tags Area Marina Industriale, gas naturale, Greenpeace, Livorno, offshore, pisa, Rainbow warrior, rigassificatore, Santuario dei Cetacei
Bere l’acqua del mare? Forse si può!
December 31st, 2009 by Diego in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Sviluppo sostenibile
L’argomento è sempre più all’ordine del giorno: dato che il mondo si incammina sempre più verso l’emergenza idrica, perché non sfruttare l’acqua del mare?
Alcuni numeri: Le Nazioni Unite calcolano che, entro il 2025, ben 1 miliardo e 800 milioni di persone al mondo vivranno in aree afflitte da scarsità d’acqua (a oggi sono poco più di un milardo).
A fronte di questa emergenza, il 97% dell’acqua presente sul pianeta è troppo salata per essere consumata dall’uomo.
Attualmente secondo la International Desalination Association ci sono 13.080 impianti di desalinizzazione in tutto il mondo, in grado di produrre ogni giorno 55,6 milioni di metri cubi di acqua potabile.
Sembra un numero enorme, ma corrisponde solo allo 0,5% del fabbisogno quotidiano del pianeta. Circa la metà di questa capacità produttiva si trova in Medio … continua
“Foresta Atlantica si salva ma deforestazione continua”.
December 24th, 2009 by Diego in Acqua, Aree naturali protette, Aria, Clima, Ecologia dell'ambiente, Terra
E’ il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires.
Molti Stati “hanno dichiarato il proprio impegno” per contrastare il fenomeno della “deforestazione selvaggia” e del “commercio di legname illegale”, “ma pochi passano poi dalle parole ai fatti”.
Per il Wwf, la foresta Atlantica ha possibilità di salvarsi perché, nel corso del summit di Buenos Aires, “l’Argentina, il Paraguay e il Brasile, in particolare, si sono impegnati a tutelare quel che resta di una delle foreste subtropicali più minacciate al mondo, la Mata Atlantica, lavorando per azzerare il processo di deforestazione e implementando un pacchetto di misure che includa legislazioni nazionali a supporto di quest’obiettivo”.
“La foresta atlantica -ricorda il Wwf- circonda città come Rio de Janeiro, San Paolo e Asunçion fornendo acqua a milioni di persone e ospita più di 20.000 piante, 1000 specie di uccelli, 372 di anfibi, 350 di pesci, 197 di rettili e 270 di mammiferi”.
“Ma -sottolineano gli ambientalisti- l’espansione delle attività agricole, dell’edilizia e delle città e lo sfruttamento non sostenibile delle sue risorse ne hanno comportato
la quasi totale distruzione, tanto che oggi si estende per soli 35.000 km2, ovvero appena il 7,4% dei 500.000 km2 originari”.
“Prendendo questo importante impegno, Argentina, Paraguay e Brasile hanno dimostrato di essere consapevoli delle loro responsabilità e di aver compreso che
solo politiche coordinate tra Paesi diversi possono affrontare problemi globali come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici” afferma Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Timber Trade del Wwf Italia.
Ma non tutti affrontato strutturalmente il problema della deforestazione, con gravi danni, spiega il Wwf, per l’uomo ed il pianeta terra.
Infatti oltre alla perdita di habitat, biodiversità e degli indispensabili servizi che gli ecosistemi sanno offrire alla vita sulla Terra, la deforestazione e i processi di degradazione delle foreste sono responsabili di almeno il 20% delle emissioni globali di gas serra,
tanto che bloccare la perdita di copertura forestale è considerato uno dei modi più efficaci per tutelare il pianeta dalle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici.
Un’urgenza confermata dall’obiettivo ‘zero deforestazione entro il 2020′ lanciato dal Wwf come sfida planetaria per preservare il nostro pianeta”.
Nonostante le azioni di conservazione, la deforestazione ha raggiunto livelli allarmanti. Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto.
Solo negli ultimi 25 anni è scomparso il 10% delle foreste, principalmente a causa dell’attività umana e ogni anno viene degradato o distrutto circa l’1,2% delle foreste tropicali, con perdite maggiori nel centro e sud-America, e poi in Asia e Africa.
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