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CO2

Riciclo del vetro: classifiche sulla raccolta differenziata

June 21st, 2014 by Mannienergy in Energie rinnovabili

A volte serve anche dare buone notizie, non lanciare solo allarmi. Una buona notizia riguarda il riciclo del vetro che nell’Unione Europea ha superato addirittura le aspettative e gli obiettivi che ci si era prefissi.

La Federazione Europea dei Contenitori in vetro (Feve) ha reso pubblici dati e classifiche riguardanti il riciclo del vetro, mostrando come nell’ultimo anno la raccolta abbia superato la soglia del 70% accumulando 11 milioni di tonnellate di vetro pronto ad essere riciclato.

L’Italia si distingue particolarmente nella raccolta collezionando 2 milioni di tonnellate di vetro all’anno e classificandosi quarta dietro solamente alla Germania, prima della classe, la Francia e l’Inghilterra. La percentuale alla quale si aspirava era quella del 60%, il risultato quindi è ancora più esaltante.

Riciclare il vetro vuol dire risparmiare: innanzitutto in materie prime, ovvero sabbia, carbonato di sodio e carbonato di calcio, risparmiare perché il vetro è riciclabile al 100%, tonnellate di Co2 in meno ... vai al blog

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Perché la strategia Ue non piace agli ambientalisti

June 20th, 2014 by Mannienergy in Energie rinnovabili

Abbiamo già parlato della nuova strategia europea sulle emissioni di carbonio e di come quella strategia non piacesse prima di tutto a Confindustria. Ora vi spieghiamo perché non piace invece alle associazioni ambientaliste.

Il pacchetto, che prevede un taglio del 40% delle emissioni di Co2 e il raggiungimento di una soglia del 27% nell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili (percentuali che vanno raggiunte entro il 2030 su scala europea e non nei singoli Stati), secondo gli ambientalisti è un obiettivo troppo basso; si dovrebbe quindi puntare di più sulle energie rinnovabili e abbassare anche la percentuale delle emissioni di Co2 consentita.

Le critiche arrivano prima di tutto da Legambiente, il presidente Vittorio Cogliati Dezza ha affermato: “Per contenere il surriscaldamento sotto i 2°C ed evitare la catastrofe climatica, l’Unione europea deve impegnarsi a ridurre almeno del 55% le emissioni interne entro il 2030 e contemporaneamente impegnarsi a raggiungere il 45% di energia rinnovabile ... vai al blog

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Ue per l’ambiente: stop alle emissioni di CO2 entro il 2030

June 16th, 2014 by Mannienergy in Energie rinnovabili

La Commissione Ue ha dato il via al progetto “Clima-energia“: prevede che entro il 2030 le emissioni di Co2 siano ridotte del 40% rispetto agli ultimi livelli stabiliti nel 1990.

Un obiettivo ambizioso di riduzione di almeno il 40% delle emissioni domestiche di gas serra risulterà centrale per sbloccare decine di miliardi di investimenti a bassa emissione di carbonio di cui abbiamo urgente bisogno“, hanno scritto i ministri di Italia, Francia, Germania e Regno Unito in una lettera inviata al Commissario per il clima Connie Hedegaard lo scorso mese.

Intanto il progetto è andato avanti e la Commissione si è riunita per stabilire tutti gli obiettivi del pacchetto Clima Energia 2030. La diminuzione delle emissioni di CO2 dunque non è l’unico obiettivo: il livello di utilizzo delle energie rinnovabili deve salire al 27% entro lo stesso anno. Il prossimo passo quindi è quello di discuterne nei prossimi mesi anche in Parlamento e ... vai al blog

Cambiamento climatico: le multinazionali colpevoli

May 23rd, 2014 by Mannienergy in Energie rinnovabili

La rivista Climatic change ha pubblicato i risultati sorprendenti del suo ultimo studio sulle cause del cambiamento climatico.

A provocarlo sono state principalmente 90 aziende, alcune delle quali sono multinazionali molto note come Chevron, Exxon e BP. Controllando l’elenco delle aziende sembra che la maggior parte di esse operino in ambito petrolio, gas e carbone.

Secondo gli esperti la raccolta di questi dati è l’ennesimo cortese invito a darsi una calmata con le emissioni di carbonio per le aziende responsabili. Già a settembre infatti l’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) delle Nazioni Unite ci avevano avvertiti: a questi ritmi in meno di trent’anni raggiungeremo la soglia permessa nelle emissioni di biossido di carbonio; una volta superata il rischio è che il riscaldamento superi i 2 gradi.

Nel mondo ci sono migliaia di produttori di petrolio, gas e carbone – ha affermato Richard Heede, climatologo, redattore del Climate Accountability Institute – Prendendo ... vai al blog

Ue e plastica: proposte per tassarla o vietarla

January 27th, 2014 by Mannienergy in Acqua, Energie rinnovabili

L’Italia va bene e ricicla, ma per l’UE è ancora troppo poco e così rischiamo che vengano tagliati gli incentivi per la produzione. Secondo una ricerca del 2011 condotta dal Gruppo Sanpellegrino, i costi per il riciclo della plastica sono molto alti (1,9 miliardi) ma i benefici economici che ne ha tratto l’Italia dal punto di vista economico, sociale ed ambientale sono ancora maggiori (4,6 miliardi). Tutto ciò è stato possibile anche grazie al notevole risparmio sulle discariche e quindi anche sullo smaltimento di CO2 (ben 23 milioni di euro).

La politica del riciclo ha portato anche alla creazione di nuove figure, ovvero più di centomila posti di lavoro nel settore rispetto ai tre anni precedenti. Se non fosse stato per la politica di prevenzione attuata in questi ultimi anni l’Italia avrebbe speso 539 milioni di euro in più per lo smaltimento di imballaggi e plastica.

Vi chiederete allora come mai l’Italia ... vai al blog

Cancun (Messico): un accordo tra speranze e incertezze.

December 16th, 2010 by Niccolò in Clima

Nella giornata della conferenza sul cambiamento climatico i governi del mondo hanno concordato decisioni che secondo alcuni rappresentano solo modesti passi nel combattere il cambiamento climatico e nel dare più soldi ai paesi poveri, in quanto “delle decisioni più pesanti sul taglio dell’inquinamento da gas serra si vede scarsa traccia”.

L’accordo prevede un “fondo climatico verde” con 100 miliardi di dollari all’anno di aiuti ai paesi poveri entro il 2020, misure volte a proteggere le foreste tropicali e a sviluppare e condividere nuove tecnologie di energia pulita.

I quasi 200 paesi riuniti a Cancun chiedono inoltre agli scienziati di verificare se sarà necessario abbassare l’obiettivo sulle temperature ad 1,5 gradi, accogliendo gli appelli delle piccole isole che temono di sparire per l’innalzamento degli Oceani (il presidente delle Maldive, che ha definito l’accordo “determinante per la sopravvivenza della mia isola”, lo ritiene altresì “equilibrato e condivisibile”).

Ma non c’è stato alcun progresso importante su come prolungare il protocollo di Kyoto nella parte in cui obbliga quasi 40 nazioni ricche a ridurre le emissioni di gas serra.

E i gruppi ambientalisti sono ora sdegnati non solo per questo aspetto, ma anche perché non è chiaro in che modo i 100 miliardi di dollari l’anno per il “Fondo Verde” per il clima verranno gestiti e distribuiti.

Il principale successo a Cancun, dopo due settimane di colloqui, è stato semplicemente impedire il crollo dei negoziati sul cambiamento climatico, la promozione di sostegno per il passaggio alle economie a basso uso di carbonio e il ripristino della fiducia tra Paesi ricchi e poveri sulle sfide del riscaldamento globale.

Inutile nasconderlo: Copenaghen non ha soddisfatto, benché da lì si prenda anche spunto. Il commissario al clima dell’UE Connie Hedegaars ha affermato “ci aspetta un viaggio lungo e impegnativo, ma ancora non so se un vero accordo giuridicamente vincolante sia fattibile in breve periodo”.

PNAS: “Demografia e urbanizzazione incidono molto su livelli di CO2″.

October 27th, 2010 by Niccolò in Aria, Clima, Ecologia dell'ambiente, Terra

I cambiamenti nella crescita della popolazione, l’invecchiamento e l’urbanizzazione, potrebbero influenzare significativamente le emissioni globali di anidride carbonica nei prossimi 40 anni.

La ricerca, apparsa su Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), è stata condotta da un team internazionale di scienziati.

Lo studio ha dimostrato che un rallentamento della crescita demografica, seguendo uno dei percorsi di crescita più lenta considerato plausibile dai demografi delle Nazioni Unite, potrebbe contribuire a ridurre significativamente le emissioni di gas a effetto serra.

I ricercatori hanno scoperto che questa lenta crescita sino al 2050 potrebbe dare una diminuzione dal 16% al 29% delle emissioni.

Globalmente, il tasso di crescita della popolazione umana è in fortissimo calo, sebbene gli ultimi 100 anni abbiano visto un rapido aumento della popolazione grazie ai … continua

Le biomasse forestali per produrre energia.

July 5th, 2010 by Niccolò in Clima, Ecologia dell'ambiente, Energie rinnovabili

Nella lotta all’alterazione del clima attraverso l’uso delle fonti rinnovabili c’è la possibilità di usare la “biomassa forestale”. Gli impianti a biomassa si caratterizzano per la capacità di bruciare materiale organico come scarti di segherie o colture dedicate ad uso energetico, per produrre calore e/o elettricità.

La gestione sostenibile delle foreste e l’uso di biomasse legnose per la produzione di energia e di prodotti rinnovabili rappresentano probabilmente il più rilevante contributo degli ecosistemi forestali alla riduzione della concentrazione atmosferica di gas serra, come richiesto dal Protocollo di Kyoto.

Sul quadro normativo, se ci riferiamo ad impianti alimentati a biomasse legnose per la produzione di energia elettrica o cogenerazione, le soglie da considerare sono molto precise: fino a 200 kw è necessaria semplicemente una DIA (Denuncia di Inizio Attività: è un atto di tipo amministrativo), mentre oltre questa soglia bisogna considerare l’Autorizzazione Unica, nell’ambito della “conferenza di servizi”, il che significa seguire una procedura un po’ più complessa.

Recentemente è stata considerata l’idea di utilizzare la DIA fino ad un 1Mw di produzione elettrica, ma sono stati espressi dei dubbi, perché, se così fosse, un soggetto … continua

Colin Beavan pubblica “Un anno a impatto zero”.

June 21st, 2010 by Diego in Curiosità, Ecologia dell'ambiente, Energie rinnovabili, Salute e benessere, Sviluppo sostenibile

Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2.

impatto-zeroConvinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, e iniziarono subito dalla spazzatura, ridotta quasi a zero, poi proseguirono con la spesa dal contadino, l’uso di prodotti esclusivamente locali, la riduzione dei consumi, e così via.

Beavan ha cercato innanzitutto di coinvolgere la sua piccola figlia, perché “l’educazione dei figli è il futuro della nostra società”.

Non sono mancati chiaramente i momenti di lieve sconforto e difficoltà, vedi la decisione di non utilizzare più l’energia elettrica, il che lo ha portato ad esempio a fare il bucato a mano, come facevano le nostre nonne.

A volte diventava difficile, confessa Beavan, tant’è che in tali casi il desiderio di utilizzare la lavatrice sembrava predominare; ciò perché nella nostra cultura si tende spesso … continua

Auto elettrica: l’importanza degli strumenti sul territorio e il problema del litio.

June 14th, 2010 by Diego in Aria, Ecologia dell'ambiente, Energie rinnovabili, Sviluppo sostenibile

Qualche settimana fa la Commissione Europea ha presentato un progetto sul modello di auto del futuro, che si fonda su due pilastri: miglioramento delle prestazioni ambientali e uso di motore a freddo.

auto-elettricheSecondo Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, il modello che ha più chances di diffondersi in modo cospicuo è quello dell’auto elettrica, e non quello a idrogeno, pur essendo anche quest’ultimo da considerare come possibilità in sostituzione delle attuali auto a benzina.

Francia, Spagna, Portogallo e Danimarca sono paesi già molto operativi, mentre in Italia i segnali sembrano essere un po’ più timidi.

Ma Tajani assicura che anche qui cresce la volontà di usare l’auto elettrica, con, però, delle difficoltà da non nascondere.

Ad esempio, la FIAT sta già producendo 500 auto elettriche negli Stati Uniti, quindi la tecnologia non manca, ma le questioni spinose sono altre: la risposta del … continua

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