petrolio
BP e marea nera: l’operazione “Top Kill” riuscirà a porre fine al gravissimo disastro ambientale?
May 27th, 2010 by Sara in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna
Via libera all’operazione “Top kill”. La Bp annuncia di aver iniziato la procedura per sigillare il pozzo petrolifero esploso più di un mese fa e che sta continuando a inquinare il Golfo del Messico.
La notizia arriva dopo l’ennesima pressione del presidente Usa Barack Obama che, sempre più preoccupato, si sarebbe rivolto ai suoi collaboratori urlando: “Tappate quel maledetto buco”.
Obama attacca le compagnie petrolifere: “Rischi e costi non più sostenibili. Cercare fonti alternative”. Iniziata la procedura per sigillare la fuoriuscita di greggio. Se dovesse fallire la marea sarebbe peggio di prima.
Nei prossimi giorni Obama visiterà per la seconda volta in meno di un mese la Louisiana per valutare ancora una volta i danni i danni e seguire le operazioni per bloccare la falla.
La Bp intanto ha avuto l’autorizzazione dalle autorità Usa per l’operazione denominata “Top kill” per chiudere definitivamente la fuoriuscita di greggio che sta provocando il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti.
La procedura prevede che la falla sia coperta con un getto di fango ad alta pressione e poi sigillata con un tappo in cemento a 1.500 metri di profondità. Per … continua
La lavatrice che lava gli uccelli dal petrolio in 7 minuti: una buona invenzione o un tentativo di green-washing?
May 19th, 2010 by Elisa in Curiosità, Flora e Fauna
Nei casi di catastrofi petrolifere, i volontari cercano di liberare gli uccelli dal petrolio con lavaggi a mano: una procedura lunga, molto stressante per gli animali e rischiosa per gli uomini in caso di contaminazione da sostanze tossiche.
Il petrolio che galleggia sulla superficie marina uccide lentamente centinaia di specie animali.
Numerosi uccelli migratori che nidificano nelle zone costiere scambiano la macchia scura che galleggia sulla superficie del mare per luoghi di sosta e atterrano direttamente nel petrolio.
Intrappolati nella marea vischiosa, gli adulti annegano mentre i loro piccoli, rimasti nel nido, muoiono di fame.
Il petrolio a contatto con il piumaggio degli uccelli ne disarticola la delicata struttura provocando la perdita di impermeabilità e la perdita della capacità di isolamento termico.
La maggior parte degli uccelli che vengono a contatto con prodotti petroliferi in mare muore semplicemente per annegamento in quanto le loro piume si inzuppano di acqua appesantendosi, mentre per quegli esemplari che riescono ad arrivare sulla terraferma la principale causa di morte è l’ipotermia, ossia il freddo, associata inoltre alla … continua
Disastro ambientale nel Golfo del Messico: fallisce la prova della cupola.
May 10th, 2010 by Diego in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna
L’inquinamento da petrolio non può essere considerato un incidente occasionale ma una malattia che investe l’intero pianeta: si perdono in media 4 milioni di tonnellate all’anno in tutto il globo (600.000 tonnellate nel solo Mediterraneo).
La piattaforma Deepwater Horizon della BP (British Petroleum), esplosa il 20 aprile e affondata il 22, oltre a uccidere undici persone ha rilasciato in mare una quantità imprecisata di petrolio.
Pochi giorni fa sono state eseguite, davanti alle coste della Louisiana, in USA, le complicate operazioni di posa di un’enorme cupola d’acciaio da cento tonnellate sul fondo del mare nel tentativo di bloccare la fuoriuscita di greggio dal pozzo, sotto la piattaforma esplosa, che sta causando danni ambientali enormi.
La struttura, alta 12 metri in cemento e acciaio da 100 tonnellate, è stata installata a 1.525 metri di profondità. Ma la compagnia BP, responsabile dei danni, ha fallito il suo obiettivo di arginare le enormi perdite.
BP sperava così di arginare i danni e riuscire a raccogliere il petrolio disperso. Al momento, dalle falle fuoriescono circa 757 mila litri di petrolio al giorno.
Le acque hanno assunto un aspetto nero-grigio e macchiano i moli, gli scafi e gli scogli; grandi masse di catrame raggiungono le spiagge soffocando la vita animale e vegetale. Flora e fauna sono gravemente colpiti: delfini, balene e tartarughe muoiono ogni giorno inesorabilmente.
I casi come quello di cui si sta parlando in questi giorni contribuiscono mediamente solo al 12% dell’inquinamento globale, ma con danni più visibili e localmente più gravi. Si aggiunga un 33 % legato a operazioni relative alle navi: perdite in fase di carico e scarico, lavaggi illegali delle cisterne in mare aperto (pratica assolutamente vietata ma che non si riesce a impedire), e perdite varie accidentali.
Ma la fetta più importante per quanto riguarda il disastro ambientale è provocata da scarichi urbani e industriali lungo le coste, perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Il vento e le correnti superficiali conducono le sostanze inquinanti lungo le zone costiere.
La BP aveva avvertito che non c’era garanzia di successo, nell’impiego della cupola. Ora, tra le possibili soluzioni, ci sarebbe quella di riscaldare l’area inquinata oppure di aggiungere metanolo per spezzare chimicamente gli idrati. E’ la perdita di petrolio peggiore della storia USA, una minaccia per l’economia dell’area e un disastro ecologico senza precedenti. Al vaglio anche altre soluzioni.
Guarda il video dell’esplosione della piattaforma:
tags balene, BP, delfini, disastro ambientale, disastro ecologico, Golfo del Messico, greggio, inquinamento ambientale, petrolio, tartarughe, usa
USA, Obama: “Aumentare lo sfruttamento petrolifero e via all’estrazione di petrolio offshore”.
April 13th, 2010 by Diego in Acqua, Curiosità, Ecologia dell'ambiente
Il presidente Obama sembra stia per annunciare un piano che consenta la prospezione (ossia l’esplorazione di petrolio e gas naturale) al largo della costa della Virginia, zona finora considerata tabù.
Si tratta di un disegno di legge contro cui sono state mosse molte critiche, ma nonostante ciò Obama ha cercato di raggiungere un punto di incontro con i repubblicani, segnalando che l’idea della trivellazione offshore non conduce alla distruzione del suolo, poiché “le coste sono protette”.
I due obiettivi fondamentali del disegno sono la creazione di nuovi posti di lavoro e soprattutto la riduzione della dipendenza americana dal petrolio estero.
Addirittura per più di 20 anni è stato mantenuto il divieto di perforazione in queste zone, a causa delle preoccupazioni inerenti ai danni ambientali. A quanto pare però l’amministrazione americana sta valutando i pro e i contro della perforazione in mare aperto.
Questa svolta potrebbe portare a delle importanti conseguenze non solo per lo sfruttamento petrolifero, ma anche per la incisività sul settore economico.
La spinta alla autonomia petrolifero degli USA appare, potremmo dire, logica e plausibile, dal momento che i livelli di importazione americana hanno negli ultimi anni raggiunto dei livelli enormi. Interessi economici ma anche questioni strategiche di taglio politico, come sempre.
Si pensi ad un dato, che pur risalendo al 2006, indica comunque la posizione degli USA rispetto all’uso del petrolio: gli Stati Uniti sono arrivati ad importare il 66% del loro fabbisogno petrolifero, che è pari, tanto per chiarire, ad oltre 20 milioni di barili al giorno!
tags gas naturale, mare, obama, petrolio, usa
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